Scorpione armato & Fiore di Serpente – i conquistatori

Che diritto abbiamo di criticare le scelte degli altri popoli, se non riusciamo ad essere così onesti da criticare le scelte che facciamo noi stessi?

F.F. PERGOLIZZI

FIORE DI SERPENTE

Nello stesso momento, a molte ore di cammino lungo catene montuose impervie, nella città di Tlaxcala, El Exorcista aspetta con impazienza di essere ricevuto dalla Regina dei Tlaxcaltechi, Coaxochitl, Fiore di Serpente. Dopo una snervante attesa, viene introdotto al cospetto di una donna il cui volto è coperto dall’orribile maschera tribale raffigurante un rettile con i capelli neri e una vistosa lingua rossa sporgente dalla finta bocca. La voce della Regina è alterata dalla pesante maschera, ma attraverso la lunga vestaglia e la tunica scarlatta lascia intravedere un corpo giovane e flessuoso.

Le mani sono coperte da strani guanti in pelle di serpente e i piedi da stivali di pelle di giaguaro. Siede su un trono ai cui lati sono scolpite due teste di serpente con le fauci spalancate e quattro rubini incastonati negli occhi, sui quali si posano gli sguardi dell’Exorcista e del suo interprete, un totonaco di nome Coztic.

Fiore di Serpente, regina della nazione di Tlaxcala (attualmente Stato del Messico), è uno degli antagonisti principali di Francisco nel romanzo La Città Perduta degli Aztechi.

Condottiera di un popolo montanaro fiero e da sempre ostile agli Aztechi, la regina stringe alleanza con la nazione dei Totonachi (stato attuale di Veracruz) e con i mercenari spagnoli guidati dal sinistro Exorcista per uccidere Montezuma, amico di Francisco, e conquistare la ricca capitale dell’Impero Azteco.

Questa donna misteriosa e inquietante cela il volto dietro una maschera tribale da serpente raffigurante una Dea mitologica il cui nome azteco impronunciabile significa “veste di serpenti”.

Nessun nemico, né suddito, né alleato ha mai visto il suo vero volto, eccetto il suo amante yaqui, un bieco mercante di schiavi al soldo del miglior offerente.

Il suo timbro di voce è alterato dalla pesante maschera e il suo corpo è interamente rivestito per non rivelare le sue fattezze. La sconcertante scoperta della sua vera identità (un personaggio quasi insospettabile del romanzo) sarà uno dei più grossi colpi di scena dell’avventura di Francisco in terra azteca.

SCORPIONE ARMATO

Scalati tutti i cento cinquantasei gradini, Francisco si arresta di fronte ai due templi situati sulla sommità della piramide. Ansima ancora forte quando si accorge di un uomo calvo e dal ghigno crudele, vestito con una tunica rossa recante le insegne del dio della Guerra, che esce con passo veloce dal tempio decorato in rosso. Dopo un inchino fugace all’Imperatore, l’uomo si rivolge a Francisco con voce imperiosa. “Sono Scorpione Armato, Sommo Sacerdote di Tenochtitlàn. So già tutto di voi, capitano, e gradirei parlarvi. Mi troverete nella piazza al tempio di Tezcatlipoca, che vedete sul lato rivolto a meridione qui sotto. Vi aspetterò fino al tramonto”. Poi, senza salutare, gli volta le spalle e discende la scalinata. Dopo la traduzione di Sicher, Francisco è assalito dalla stessa sensazione di ribrezzo provata in passato di fronte a un ratto oppure a una biscia.

Jana e Francisco, arrivati al piano terra per tornare da Montezuma, si imbattono nella sinistra figura di Scorpione Armato, in attesa da diversi minuti.

“Mi fareste un grande onore, nobile De Mendoza, se accettaste il mio invito al tempio sacro di Tezcatlipoca per l’ultima notte di festa, tra due giorni. Dovrei conferire con voi su alcuni argomenti importanti in privato”.

“Posso portare la mia luogotenente Jana e la mia interprete Miriam?” chiede Francisco cogliendo una strana luce nello sguardo torvo di Scorpione Armato.

“Mi dispiace, ma le uniche donne ammesse al tempio di Tezcatlipoca di notte sono le sacerdotesse e le novizie. Avete fatto molti progressi con il nahuatl, dunque la vostra interprete e la vostra aiutante non vi serviranno affatto”.

“In tal caso porterò due uomini della mia scorta personale”.

“Disarmati” risponde il sacerdote guardandolo come un agnello sacrificale.

Scorpione Armato è il sommo sacerdote dell’Impero Azteco, responsabile ed esecutore dei crudeli sacrifici umani celebrati in onore di oscure divinità perennemente affamate di cuori umani.

Legato da sempre alle tradizioni sanguinarie del suo popolo e arricchitosi smisuratamente con il commercio di schiavi da sacrificare, Scorpione Armato vuole impedire a ogni costo la riforma dello Stato proposta da Montezuma che prevede non solo la diminuzione del potere religioso rispetto a quello politico, ma anche e soprattutto la soppressione dei sacrifici umani imposta, un tempo lontano, dal dio Quetzalcoatl sceso in terra a regnare sull’antica città di Tula.

Per questo motivo aderisce alla cospirazione di Fiore di Serpente contro Montezuma. Individuando presto in Francisco un potenziale pericolo per i suoi piani, il ripugnante individuo si darà da fare per dare il suo cuore in pasto agli Dei, ma la vittima designata si dimostrerà tutt’altro che arrendevole.


Volete scoprire gli altri compagni dell’avventura La città perduta degli Aztechi? Cliccate QUI.

Immagini dal Web.

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