I personaggi storici de “La città perduta degli Aztechi” – Ricerche da Scrittore

La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore.

MALCOM X

Il secondo capitolo della trilogia di Francisco de Mendoza si svolge tra il 1512 e il 1513 in Messico all’epoca dell’Impero Azteco, quando l’America Centrale era abitata solo dai nativi e, al massimo, da qualche occasionale prigioniero superstite di sfortunate spedizioni europee.

Illustrazione di Montezuma nel Codex Mendoza (Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford).

Per rendere verosimile il vasto scenario dell’avventura, ho svolto ricerche sulla geografia (nomi originali delle località e conformazione dei territori attraversati dalla spedizione), sulla religione (nomi delle principali divinità e mitologia) sulla cultura (architettura, arte, scrittura, calendario) sui costumi (abbigliamento, cibi, bevande, ecc.), sull’organizzazione politica (imperatore, sacerdoti, funzionari), militare (tipi di armi e di truppe) e, non ultimo, sulle diverse popolazioni di nativi, troppo spesso ed erroneamente indicati senza distinzioni come Aztechi o Maya, come se nella stessa epoca potessimo considerare Francesi, Inglesi, Spagnoli, Portoghesi, Tedeschi, Italiani, Turchi e Svedesi un unico popolo.

Ho dunque creato personaggi immaginari, ma appartenenti a popoli realmente esistiti per mostrare al lettore alcune delle differenze principali tra le diverse nazioni pre-colombiane.

Nopaltzin e la figlia Eleuia, incontrati da Francisco dopo lo sbarco, sono Olmechi.

Mixtecatl, un possente guerriero al servizio di Jana, è un Mixteco.

Iktàn, nuova guida della spedizione in territorio messicano, è un Maya.

Tixoc, re della città di Xalapa, è un Totonaco.

Huexotl, capitano dei guerrieri giaguaro di Texcoco, e Ixchel, la sorella fuorilegge, sono Acolhua.

Citlalmina, la bambina misteriosa che ha trovato Francisco e Jana svenuti sulla riva dopo il naufragio, sembra essere una Azteca.

Yaqui, un predone mercante di schiavi e Yaska, una sciamana, fanno parte del popolo degli Yaki.

Mixtli, il precettore di Miriam, è un Azteco, così come Tochtli, un ex sacerdote latitante.

Kukulkàn, uomo misterioso e sfuggente, è un Tolteco.

Zyanya, una giovane schiava dell’Imperatore, è una Zhu.

Tutti questi nomi propri erano comunemente usati in Nahuatl, la lingua ufficiale azteca, e tutti hanno un significato, spesso spiegato nel romanzo.

Per esempio, “Eleuia” significa desiderio, “Iktàn” ingegnoso, “Tixoc” due facce, “Huexotl” salice, “Ixchel” arcobaleno, “Tochtli” coniglio e così via.

Tra tanti personaggi immaginari, tuttavia, Francisco ne troverà tre realmente esistiti: l’Imperatore Montezuma, la principessa Teotlalco e il generale Quappiatl.

Il vero nome di Montezuma era Motēcuhzōma Xōcoyōtzin. La sua personalità, secondo quanto ci è stato tramandato, rifletteva più che altro quella di uno studioso, e non quella di un guerriero. Era sacerdote e capo del Calmecac, la scuola delle classi azteche più elevate.

Due suoi atti ufficiali fanno trapelare una personalità strana: creò un tempio speciale dedicato agli dèi delle città conquistate e costruì un monumento dedicato a Tízoc, un predecessore che era stato considerato debole e incapace.  Tuttavia, durante il suo regno, riuscì a far crescere a dismisura il potere di Tenochtitlán, fino a dominare le città sorelle, Texcoco e Tlatelolco. Il mio Montezuma, dunque, ha preso corpo a partire da questi dati biografici. Il lettore lo conoscerà attraverso gli occhi di Francisco e Jana durante un memorabile incontro nel palazzo imperiale.

La storia fornisce poche informazioni sulla sua consorte Teotlalco, figlia del signore della città alleata di Tlacopan, pertanto il comportamento del personaggio è frutto della mia fantasia.

Lo stesso discorso vale per il capo delle forze armate azteche, il generale Quappiatl, di cui la storia menziona soltanto il nome.

Cliccate QUI per scoprire altre ricerche

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