Miguel Sicher & Citlalmina

Vuoi davvero sapere da dove veniamo?”disse.”In ogni secolo, in ogni paese, loro ci chiamano in modo diverso. Dicono che siamo fantasmi, angeli, demoni, spiriti elementari, e darci un nome non aiuta nessuno. Un nome ha mai cambiato ciò che è veramente una persona”.

Brenna Yovanoff

Miguel Sicher

Un uomo di razza bianca, almeno così appare sotto lo strato di sporcizia che nasconde il colore della pelle, con capelli lunghi neri e una folta barba mal curata come tutta la sua persona, regge con fatica due archibugi, uno per mano. Le sue braccia tremano come foglie al vento sotto il peso.

Così viene descritto il primo superstite della precedente spedizione spagnola rintracciato da Francisco all’interno di una palude ai margini del villaggio olmeco sulla costa atlantica del Messico. La sua presenza nel Nuovo Mondo da molti mesi e la sua conoscenza della lingua dei nativi sono utilissime a Francisco per muovere i primi passi all’interno del vasto continente messicano sulle tracce degli altri superstiti e della leggendaria fonte dell’immortalità che erano venuti a cercare.

“Sono nato a Ronda quaranta anni fa da padre ebreo e madre spagnola. Dopo la cacciata dei mori da Granada nel 1492, rinunciai pubblicamente alla mia fede per convertirmi al cristianesimo, come molti miei amici, per non essere cacciato”

Racconta Sicher a Francisco dopo le presentazioni. Nel passato di questo personaggio tormentato, che rivelerà la sua vera natura nell’arco del romanzo, è racchiuso il tema della discriminazione non solo razziale ma anche di cultura e religione, che ha accompagnato purtroppo tutti i secoli della storia dell’umanità fino ai giorni nostri.

Molti europei dal 1500 in poi lasciarono il vecchio mondo per il nuovo rischiando la vita a bordo di imbarcazioni che nessuna persona sensata utilizzerebbe al giorno d’oggi. Cosa li spingeva a rischiare così tanto? La voglia di avventura e di esplorare l’ignoto? Non credo proprio, se non in casi molto rari.

La ragione, valida per Sicher e molti altri come lui, è sempre stata, per un motivo o per un altro, la mancanza di un posto per loro nel mondo da cui provenivano. Naturalmente molti erano criminali condannati per crimini accertati, ma altri erano brave persone con il torto di appartenere a razze o religiosi diverse. Generalizzare in luoghi comuni è sempre stato un errore enorme, perciò Francisco concederà la sua fiducia al superstite ritrovato. Sarà il tempo a rivelare al lettore se è stata ben riposta o no.

Citlalmina

[Francisco] Si siede sulla riva a giocherellare con la sabbia, poi si sdraia e chiude gli occhi, cullato dal dolce vento del tramonto e dal rumore ritmato delle onde.

“Cualli teotlac” (buona sera, ndA) sente d’improvviso dietro di sé.

Francisco vede, seduta di fronte a lui, una bambina di sette o otto anni, piccola di statura e con folti capelli lisci che lo fissa attraverso due occhioni scuri espressivi e indagatori.

“Come ti chiami, piccola? Ah… già, tu non puoi capirmi”.

“Conosco la tua lingua, sei tu che non capisci la mia. Mi chiamo Citlalmina”.

Così si presenta la bambina che per prima ha avvistato Francisco e Jana svenuti sulla riva del mare dopo il naufragio. Il suo nome, molto carino e appropriato per una bimba, significa in lingua nahuatl “Stella Cometa” come lei stessa spiegherà al protagonista.

La provenienza di Citlalmina è sconosciuta e avvolta nel mistero: vive nel villaggio olmeco, ma nessuno sa come vi è arrivata. Interrogata da Jana, la figlia del capo della comunità spiega:

“L’abbiamo trovata sei mesi fa proprio qui (sulla riva del mare, nda). Diceva di arrivare da una stella perciò mio padre l’ha considerato un dono degli Dei”.

Bambina intelligente e intraprendente, Citlalmina ha imparato lo spagnolo da Sicher (assieme a Eleuia, la figlia del capo olmeco) durante i mesi trascorsi dallo studioso nei pressi del villaggio olmeco.

Profonda conoscitrice delle divinità e dei miti aztechi, Citlalmina fornirà a Francisco e, soprattutto a Miriam, consigli utili sia a fronteggiare pericoli sconosciuti che a prendere confidenza con un mondo misterioso dove l’umano e il divino sembrano fondersi e confondersi tra loro in un’unica entità.

Il grande segreto sull’origine di Citlalmina sarà svelato da lei stessa a Miriam nel penultimo capitolo.


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