Il Messico prima dei Conquistadores – Ricerche da Scrittore

Quando andrai a Città del Messico troverai che è una sorta di incrocio tra la moderna Madrid e la moderna Chicago, con aggiunte sue particolari; ma se andrai a Città del Messico tramite la storia la troverai distante come se fossi su un altro pianeta: abitata da barbari acculturati, sensibili e crudeli, altamente organizzati e ancora all’età del rame, una collezione di incredibili contrasti.

Gilbert Highet

La trilogia delle avventure nel Nuovo Mondo di Francisco de Mendoza e dei suoi compagni è basata sull’idea di una serie di lunghi viaggi in cui i protagonisti esplorano tre realtà ben differenti del nuovo continente chiamato poi America in onore del navigatore italiano Amerigo Vespucci.

Ne “Il conquistatore di Hispaniola” le avventure si svolgono su un’isola già occupata e governata dal Regno di Spagna di cui ho già parlato in precedenti articoli.

Ne “La Città Perduta degli Aztechi” l’azione si sposta in Messico, in uno scenario non solo molto più ampio ma anche più “misterioso” del precedente.

Oggigiorno il Messico evoca, anche in chi non lo ha mai visitato, l’immagine del sombrero, della siesta, della tequila, delle tortillas, delle sue splendide spiagge, delle piramidi Maya immerse nella giungla e, ahimé, della criminalità, della povertà e della fame. Città del Messico è un enorme agglomerato, tra i più inquinati al mondo, di circa nove milioni di abitanti e gli unici misteri rimasti da risolvere sono, purtroppo, quelli di gente che scompare nel nulla senza lasciare traccia, come si apprende talvolta dai notiziari.

Come ho detto e scritto più volte, se vi accostate alla seconda avventura della trilogia, dimenticatevi di tutto questo, salite su una macchina del tempo, programmatela per il 1512 e aggregatevi alla spedizione di Francisco per inoltrarvi in un vasto territorio inesplorato dagli europei.

Agli amanti delle date ricordo che Hernan Cortes, il conquistatore del Messico, approdò nell’attuale Veracruz nel 1519, circa sette anni dopo, pertanto la mia spedizione immaginaria avviene in un mondo ancora sconosciuto.

Preparatevi a incontrare una natura affascinante e incontaminata, popolazioni di nativi pacifici o bellicosi e, tra loro, capi di comunità, guide locali, guerrieri, schiavi e mercati di schiavi, precettori, bambini, medici, sacerdoti, principesse, regine che portano maschere di antiche terribili divinità, e, non ultimo, l’imperatore azteco Montezuma in persona in un’avventura dalla tensione crescente fino all’epilogo.

Collocare la fantasia in uno scenario verosimile non è stato affatto semplice. Le principali fonti di informazione provengono da testi storici, enciclopedie, articoli su riviste storiche e, spesso, da immagini trovate sul Web. Provate a digitare “Tenochtitlàn” e andare sulle immagini. Potrete trovare un’infinità di ricostruzioni basate sugli studi degli archeologi che vi affascineranno di certo. Capirete che la civiltà azteca, passata alla storia (scritta dai conquistatori) solo per i sacrifici umani, ha molti altri aspetti da capire e approfondire come, per esempio, i famosi calendari e l’architettura.

Sicuramente il volume “Il Messico. Storia, civiltà, cultura dell’America Centrale”, ha fornito le principali informazioni di inquadramento del periodo e dei luoghi, mentre “L’Azteco” di Gary Jennings è stato fondamentale per capire la mentalità dei nativi e di come questi ultimi, da noi visti come “tutti uguali” appartenessero a etnie a nazioni con lingua e cultura proprie di ciascuna.

Il nahuatl parlato dagli Aztechi, infatti, era la lingua ufficiale dell’America Centrale di quel periodo come l’Inglese lo è per gli Stati Uniti, ma non tutti i cittadini USA, come ben sappiamo, sono di origine inglese, anzi …

A completamento del quadro, ho attinto a riviste storiche, documentari e, perché no, film, fumetti e libri di avventura ambientati nella stessa cornice per creare un “mio” Messico precolombiano che non ha la pretesa di essere “vero” in ogni minimo particolare ma vuole essere interessante, piacevole, emozionante e utile, per chi ne ha voglia, ad approfondire la propria cultura su popoli di cui ancora si conosce ben poco.

A presto,

Giovanni Mandruzzato


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