Il Dottor Ibanez #4 – i farmaci egizi: i minerali

Una statua di giada di Iside ci appare come una presenza finalmente inesplicabile. Gli uomini che l’hanno creata credevano. Noi in che cosa crediamo? È questo ciò che di più importante ci dice la statua. Anzi non ce lo dice. Ce lo comunica in silenzio. No, neanche. La statua è questo.

Giuseppe Pontiggia

Negli antichi papiri medici ci sono riferimenti a sostanze di origine minerale utilizzate sia nei preparati medici (come il sale marino comune, con effetti antisettici), sia in cristalloterapia (come il lapislazzuli, importato dall’attuale Afghanistan per curare le malattie degli occhi). Non è chiara la loro modalità di applicazione, ma si intuisce un utilizzo sia “medico”, sotto forma di polvere inserita nei preparati, sia “magico”, sotto forma di amuleti da portare, per esempio, al collo.

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia esalta le virtù terapeutiche delle gemme. Per i medici del Medioevo e del Rinascimento, questo metodo rientrava nella normale pratica terapeutica. Il medico, filosofo e alchimista Paracelso (1493-1541), preparava rimedi basandosi sulle proprietà curative delle pietre, che venivano portate al collo incastonate in collane o al dito incastonate in anelli, posate o strofinate sulle parti del corpo doloranti o malate, ridotte in polvere e poste sulle ferite, sciolte nel vino, nel miele o messe a bagnomaria per alcuni giorni per poi ottenere l’acqua impregnata dell’energia del minerale. Va ricordato che alcune metodiche potevano esporre a rischi di intossicazione, poiché all’epoca venivano messe in pratica senza essere a conoscenza della tossicità delle pietre disciolte nel liquido.

Le pietre maggiormente menzionate nei papiri sono alabastro, ematite, galena (solfuro di piombo), granito, malachite e lapislazzuli.

L’alabastro aiuta a rilassare i muscoli contratti, a migliorare la sensibilità corporea e sbloccare le tensioni così da esercitare benefici su tutto il corpo, comprese emicranie e dolori dentali legati al bruxismo.

L’ematite è utile per fortificare i polmoni, per la salute del fegato e dei reni e per disintossicare il corpo.

La galena aiuta a disintossicarsi, anche dalle dipendenze, e guarire dalle infezioni.

Il granito è utile per rinnovare la sessualità e la creatività, riequilibrare il metabolismo e lavorare sulla depressione.

La malachite aiuta le donne nei problemi mestruali e rende più facile il parto. È utile nello sviluppo e nella cura degli organi sessuali femminili e può aiutare in casi di affezioni. Stimola la funzionalità del fegato e favorisce la disintossicazione, attenua i reumi e riduce l’attività dei tessuti corporei.

Il lapislazzuli è indicato nei disturbi degli occhi, nelle infiammazioni alla gola, alle vie aree superiori e in tutte le forme di allergiae asma. Se portato al polso calma la pressione alta, regola il funzionamento della tiroide ed è utile come antinfiammatorio e antipiretico. Regolarizza il ciclo mestruale.

Per concludere, la farmacopea egizia comprende centinaia di sostanze, molte delle quali non sono state ancora identificate, spesso prescritte per malattie a loro volta poco comprensibili. Talvolta non è chiaro se una sostanza fosse inserita in una ricetta come principio attivo, veicolo o aggiunta per il suo sapore (ad es. il miele) oppure, come nel caso delle pietre, semplicemente indossata dal paziente per le sue facoltà “magiche”.

Fonti: Manuale di Storia della Medicina di G.Fornaciari e V. Giuffra alchimiadellepietre.it pietrerare.wordpress.it

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