da Apocalisse, Giovanni
Da Huerta- Il destino di un’assassina (capitolo 21, Oltre la vita ).
“Chi è il mio nemico, padre?” chiede la Huerta all’uomo a cui si affezionò molto più che al suo reale genitore. (Il mago africano Agwé, che le salvò la vita nel romanzo L’arma segreta degli Dei NdA).
“Il tuo nemico incarna il male con cui ti hanno contaminata alla nascita. Se sarai forte e sceglierai la luce, te ne libererai per sempre e ritroverai lo spirito di tua madre che, dal mondo delle ombre, prega per la salvezza della tua anima”…
“Chi è? Dove posso affrontarlo una volta per tutte?”
“La via è lunga… Non so dirti di più, ma qualcun altro lo farà. Devi cercare il tuo vecchio maestro Hakim nelle grotte dell’Apocalisse”.
“Non le ho mai sentite nominare”.
“Le troverai su un’isola sacra ai Cristiani, non distante dal luogo in cui ti trovi”. ( Il luogo in cui Lucrecia è stata trasportata in fin di vita è Chio, un’isola greca dell’Egeo orientale di fronte alla costa turca NdA ).
“E se non mi ridestassi più?” chiede la Huerta, sempre più lucida e consapevole di essere gravemente malata e immersa in un sogno.
“Dio vuole che tu viva per espiare le tue colpe, Lucrecia. Se percorrerai il tuo cammino fino in fondo, salverai molte più vite di quelle che hai stroncato. Rinnegherai il male per la via dei saggi e dei giusti”.
“Non so come sarà possibile”.
“Un giorno lo scoprirai, ma ricorda: la scelta sarà solo tua, figliola… Il mio tempo è finito, il tuo ricomincia adesso”.
“Ti rivedrò, padre mio?” chiede Lucrecia tra le lacrime che precedono i lunghi distacchi.
“Certo, figlia mia, se terrai sempre un piccolo posto per me nel tuo cuore” mormora lo spettro, scomparendo nel nulla. Lucrecia tende le mani verso di lui per trattenerlo, ma si sente trascinare per le spalle all’esterno della buia capanna.

Nel capitolo 21, Lucrecia Huerta, gravemente ferita in un agguato all’interno della cisterna sotterranea di Istanbul, è priva di conoscenza da diversi giorni. Mentre il medico della colonia genovese di Chio ( isola dell’Egeo ) e il cavaliere Jean de La Valette si prodigano per salvarle la vita, la donna percepisce la presenza del suo padre putativo che, dall’aldilà, le suggerisce di raggiungere la tappa chiave della sua lunga avventura.
“Hai sentito parlare delle grotte dell’Apocalisse?” ( chiede Lucrecia a La Valette poco dopo essersi ridestata NdA ).
“Si trovano sull’isola di Pàtmos, la prima del Dodecaneso. In realtà è una sola grotta sotterranea dove San Giovanni ebbe la visione del fuoco e dello zolfo”.
La Valette non si riferiva a miti o leggende, ma a una prova scritta dallo stesso Evangelista nella sua ultima opera, l’Apocalisse:
“Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno di tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea.”
Da: Apocalisse di Giovanni.

La Grotta dell’Apocalisse si trova tra i villaggi di Skala e Chora, in una pineta a breve distanza dal porto dell’isola di Patmos. Deve il suo nome dal fatto che proprio qui l’apostolo Giovanni udì la voce di Dio da una triplice spaccatura formatasi nella roccia, che simboleggiava la S. Trinità ed ebbe le visioni che lo portarono a scrivere l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse. Questo mistico luogo, centro della cristianità assieme al monastero di S. Giovanni, ha portato all’isola di Patmos il titolo di “Gerusalemme del Mediterraneo”.
La storia della Grotta dell’Apocalisse
La Grotta fu il primo riparo del discepolo Giovanni, quando nel 95 d.C. l’imperatore romano Domiziano lo esiliò a Patmos, a causa della sua predicazione cristiana. L’Evangelista rimase sull’isola fino al 97 d.C. e durante la permanenza nella grotta, si formarono tre fessure nella roccia dalle quali fuoriusciva la voce di Dio.
Successivamente San Cristodulo, abate di Bitinia, trasformò l’isola di Patmos in un luogo di culto, infatti nel XI secolo fondò, grazie alla concessione dell’imperatore Alessio Komninos I, il grandioso Monastero dedicato a San Giovanni. Il Parlamento greco nel 1983 dichiarò Patmos isola sacra e nel 1999, l’UNESCO dichiarò il Monastero, la Grotta dell’Apocalisse e il villaggio di Chora patrimonio dell’Umanità.
Ancora oggi in occasione delle maggiori festività cristiane, questo luogo Sacro richiama moltissimi fedeli da ogni parte della Grecia e non solo. Soprattutto nel periodo di Pasqua qui vengono celebrate messe solenni e riti religiosi che hanno eguali solo a Gerusalemme e che durano anche tutta la notte.
La grotta si trova all’interno di un piccolo monastero detto dell’Apocalisse, costruito nel XVII secolo. Da qui, tramite una scalinata che fiancheggia le celle dei monaci, si scende nella Grotta, preceduta da una cappella che funge da ingresso dove si percepisce un forte odore di incenso.
L’interno della grotta è piccolo, illuminato con semplici candele e decorato con dipinti e antiche icone. Nella penombra di questa grotta è innegabile la suggestione e la forte sacralità che si percepisce. Un luogo intriso di storia e sacralità, che crea timore reverenziale nei visitatori più devoti.
La Grotta dell’Apocalisse è un punto di riferimento non solo per Patmos, ma per il cristianesimo in tutto il mondo. Qui è data la possibilità ad ogni persona, credente o no, di ammirare il luogo in cui è stata scritta l’Apocalisse e di toccare le rocce in cui visse uno degli Evangelisti.
All’esterno della Grotta si ammira il magnifico panorama dalla baia di Skala fino al blu infinito del mare.

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