
Di nuovo all’aperto e sentendosi come uno dei millecinquecento schiavi Indios che con la loro mano d’opera avevano costruito l’Alcazar in calcare corallino, Francisco riconosce l’alta sagoma della torre medioevale che spicca sulla Fortaleza Ozama.
Mentre costeggia il fiume per raggiungerla, ha la sensazione di essere pedinato da un uomo che ogni tanto si ferma a osservare gli articoli esposti nelle botteghe. Sapendo della presenza invisibile di Jana, Francisco decide di non indugiare e di accelerare il passo fino al portone principale della guarnigione.
Il misterioso pedinatore, vedendo Francisco penetrare nell’edificio, si allontana rapidamente verso il lato nord della città. Jana, appostata sul tetto di un magazzino adiacente al perimetro del cortile della caserma, lo osserva fino a vederlo mischiarsi agli spettatori di uno spettacolo di marionette allestito su un rozzo palcoscenico di legno.
Scomparsa la spia, l’attenzione della giovane si sofferma per un attimo sulla folla acclamante lo spettacolo: contadini dalla tipica tunica lunga fino ai fianchi e dai calzoni di tela grezza trattenuti in vita da una robusta cinghia di pelle; soldati in cotta di maglia con l’immancabile elmo splendente al sole; marinai dalla lunga barba e dalla pelle abbronzata, passeggiatrici con abiti scollati, vedove vestite di nero con il tipico copricapo che nasconde completamente i capelli, le tempie, il collo e la parte superiore del petto e qualche frate che chiede l’elemosina per i poveri.
Jana ha l’impressione di spiare una delle molte sagre del suo luogo di nascita, un piccolo villaggio di contadini nella regione delle Asturie. Vorrebbe mischiarsi a quella folla e rinverdire i tempi felici della sua infanzia, ma il muro di cinta della Fortaleza Ozama, a portata di balzo, le suggerisce un’azione ben diversa.

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