Lucrecia Huerta e la setta degli assassini – LE ORIGINI DEL MALE

Nessuno sceglie un male capendo che è un male, ma ne resta intrappolato se, per sbaglio, lo considera un bene rispetto a un male maggiore

EPICURO

Come ha avuto origina la leggenda di Lucrecia Huerta? Il male si annida in posti inaspettati, lontano nel tempo…

Da Il conquistatore di Hispaniola

“Lasciateci soli!” disse il monaco alle guardie.

Dopo un silenzio interminabile, indicò alla donna di sedersi di fianco a lui.

“Mi avete convocato per l’ultima confessione?” chiese Lucrecia.

“Non c’è bisogno, la conosco già… So tutto di voi, dall’infanzia all’arruolamento nella setta degli assassini di Alamut in Persia alla presa di Puerto Rico” rispose il monaco sfilando il cappuccio e fissandola con bramosia.

“Maestro Beaumont! Non vi vedo da quando ero una bambina”.

“Un vero peccato incontrarci di nuovo in questo frangente. Avrei voluto aiutarvi al processo, ma i vostri delitti di Puerto Rico erano del tutto indifendibili”.

“Sapete bene che ho sterminato gli Indios dell’isola per ordine di Ponce de León e dell’Inquisizione. Al processo avete fatto ricadere tutta la colpa su di me”.

 “Vedete, all’interno della nostra Madre Chiesa ho nemici che non approvano certi miei metodi di conversione dei selvaggi. Qualcuno di loro ha denunciato le stragi di Puerto Rico al Santo Padre attribuendole a De Leon e a me. Dovevamo trovare uno sterminatore che avesse agito esclusivamente di propria iniziativa”.

Nel capitolo 25 del romanzo, in un flashback, troviamo un primo accenno a un lontano arruolamento di Lucrecia nella setta degli assassini e ai crimini più recenti per cui è stata processata.

Nel capitolo 29, la sua amica Carmen le rivolge una precisa domanda dopo averla vista decapitare un trafficante di armi in un solo colpo perché aveva osato minacciarla:

“Hai imparato a tagliare le teste nella setta degli assassini di Alamut?” chiede Carmen, ancora pallida, porgendo una fiasca di acquavite alla sua terribile capa.

“Avevo tredici anni quando iniziai la… scuola, ma non mi va di parlarne”.

Dunque, Lucrecia Huerta era poco più di una bambina quando iniziò l’addestramento a uccidere, ma è nel capitolo 35 che vengono fornite maggiori informazioni sull’intero periodo trascorso nella setta:

Un’ombra solca il volto di Lucrecia, mentre il suo pensiero torna alla lontana Alamut, sui monti più impervi della Persia, nella sede inespugnabile della setta degli assassini. Cinque anni di duro addestramento e una serie interminabile di duelli mortali l’avevano resa scaltra, potente, invincibile. Il capo supremo della setta, conosciuto come il vecchio della montagna, l’aveva congedata il giorno del suo diciassettesimo compleanno con queste parole:

Lucrecia Huerta, prendi il medaglione spettante ai migliori allievi della setta. Sei la seconda donna a riceverlo dal lontano giorno della fondazione di Alamut. Con la tua ultima grande impresa, hai guadagnato il diritto di tornare al tuo paese, come tu stessa mi avevi chiesto. Rispetterò la mia promessa, anche se non approvo la tua scelta: tu sei e sarai sempre una di noi. Non permettere mai al tuo cuore di battere per qualcuno. I sentimenti potranno solo condurti alla fine dei tuoi giorni”.

Lucrecia ha trascorso cinque anni nella scuola che l’ha trasformata in una killer ninja ante litteram.

Nel prossimo romanzo (QUI per saperne di più…) sarà svelata anche l’ultima grande impresa menzionata dal vecchio della montagna e le motivazioni che la spinsero ad andarsene. Il destino della setta, di cui incontrerà alcune vecchie conoscenze quindici anni dopo, sarà completamente rivelato.

Da L’arma segreta degli Dei

Ulteriori rivelazioni sul passato della Huerta vengono svelate nel romanzo L’arma segreta degli Dei, in cui l’assassina ricompare dopo essere stata miracolosamente strappata alla morte da un mago africano di nome Agwé.

Non più villain principale, ma momentanea alleata dei buoni nell’ultima lotta contro il maestro inquisitore Beaumont che l’aveva condannata a morte. Lucrecia ha un’importante conversazione con il dottor Alberto Ibanez e Piri Reis (spettatore silente) nel capitolo 10, a bordo della nave Varna.

“A che età hai commesso il tuo primo assassinio, capitano Huerta?”

Lei, impietrita per un istante, lo fissa aggrottando la fronte.

“Perché ti interessa, dottore? Vuoi occuparti dei mali della mia anima?”

“Vorrei ricominciare da capo e conoscere Lucrecia Huerta, visto che staremo a stretto contatto a lungo. Puoi non rispondermi, se vuoi, rispetterò la tua decisione e ti prometto che non ti importunerò più”.

“Ho ucciso mia madre il giorno in cui sono venuta al mondo, caro dottore”.

“Andiamo, non fu certo colpa tua”.

“Estebanico e i marinai stanno prendendo per oro colato le storie che Jordi sta raccontando. Per voi due uomini dotti e assennati, Jordi dice verità inoppugnabili o spudorate balle?”

“Sai già la risposta” replica Alberto, ma Lucrecia, con gli occhi lucidi, chiede:

“Ma se tu avessi quattro anni di età, o dodici come Estebanico, crederesti alle balle di Jordi? Purtroppo non era un innocuo ragazzo a raccontarmele ma mio zio, uno spregevole individuo di mezza età a cui mio padre mi aveva affidata a Cuba.

Diceva continuamente che io avevo ucciso la mamma perché ero malvagia, posseduta dal diavolo e dovevo essere punita. Al mio posto gli avresti creduto o avresti pensato che erano bubbole, eccellente dottor Ibanez?”

“Dio mio!” esclama Alberto. Lucrecia lo fissa negli occhi e aggiunge:

“Sai quale fu la sua punizione per la bambina cattiva?”

“Ti batteva?”

“Non è il verbo giusto o per lo meno è incompleto”.

“Tu stai cercando di dirmi che…”

“… a nove anni portavo già l’inferno indelebile dentro di me. Vuoi conoscere l’identità della vittima del mio secondo omicidio, o la intuisci da solo?”

“Tuo zio! Quando?” chiede Alberto, sbiancato in volto.

Dunque, il male ha contaminato Lucrecia non dal giorno di ingresso nella setta, ma dall’infanzia.

La risposta all’ultima domanda del dottore è ancora più agghiacciante:

“Molto perspicace. Avevo dieci anni quando sgozzai quel maiale ubriacone e figlio di puttana nel suo letto. Prima passai giorni interi con i contadini cubani a imparare a scannare i polli. Le autorità pensarono al solito ladro disertore, ce n’erano molti che vagavano per l’isola all’epoca, e di certo non pensarono a una bimba, che quel porco stupratore aveva già reso donna. Judas, il mio vero padre, mi riportò in Spagna in un convento dove a sua insaputa le suore mi insegnarono la vera Fede a nerbate e calci. A dodici anni tagliai la gola nel sonno a quella puttana di Badessa e a due consorelle. Poi incendiai quel convento di vipere”.

Lucrecia era già una pluriomicida quando fu reclutata. Fu uno scherzo del destino o qualcuno era al corrente di questi terribili fatti e pensò di trasformarla in un’arma di distruzione vivente per qualche sinistro scopo? La fine del colloquio con il dottore lascia molti punti interrogativi al riguardo…

“Poi cosa accadde?” chiede Alberto con gli occhi sbarrati.

“Mentre osservavo il rogo del convento da lontano e pensavo al suicidio, fui scovata da un uomo che mi invitò a frequentare un altro genere di scuola per imparare la materia in cui ero più portata in assoluto”.

“Esiste una scuola per imparare a uccidere?” chiede Alberto.

“Hai mai sentito parlare della setta degli assassini di Alamut in Persia? È una delle più antiche del mondo. Alamut fu distrutta dai mongoli più di due secoli fa ma fu ricostituita alcuni anni fa in gran segreto”.

Alberto tace, attratto dagli occhi celesti di Lucrecia come in un gorgo. Lei lo fissa con aria di sfida costringendolo ad abbassare lo sguardo.

“Io… deve essere stato terribile per te, mi dispiace” balbetta il dottore.

“Ora lasciami andare a eseguire le manovre, e ricordatevi tutti e due che non voglio essere compatita! A più tardi” conclude Lucrecia.

Solo nel capitolo 27, in un colloquio con Agwé, Lucrecia rivela l’identità del suo reclutatore:

Solo Lucrecia resta seduta davanti al fuoco vicino ad Agwé. Passandogli la fiasca di liquore, scruta il cielo stellato delle Ande.

“Mi manca Estebanico”.

“È stato meglio lasciarlo con Piri Reis. Se ci succederà qualcosa, loro potranno prendere il mare e salvarsi” risponde Agwé.

“Hai brutti presentimenti?”

“Mi tormentano da diverse notti. È qualcosa che riguarda te, figlia mia!”

“Dimmi di che cosa si tratta, Agwé”.

“Il male sta venendo a prenderti… ho visto un’ombra simile a quella che ti portò via dalla tua terra quando eri poco più che una bambina. Ti ho visto piangere e invocare la morte davanti a un convento di suore in fiamme, poi ho visto un uomo dalla carnagione olivastra alto e forte, vestito da tuareg”.

“Dopo avere sgozzato le suore e incendiato il convento, fui trovata dal reclutatore della setta degli assassini, si chiamava Hakim. Fu lui a impedirmi il suicidio, a nascondermi alle autorità e a portarmi in Persia per trasformarmi in assassina. Ad Alamut fu il mio maestro d’armi, per ogni giorno di cinque lunghissimi anni, fino al giorno del mio diciassettesimo compleanno”.

Alla fine dell’avventura sulle Ande, Lucrecia potrebbe iniziare una nuova vita e lasciarsi il passato di sangue alle spalle, ma ci sono ancora troppi fili sciolti da riannodare…

Chi era veramente Hakim? Passò per caso dal convento in fiamme?

L’entità oscura che decretò la trasformazione di una bambina innocente in una macchina di morte sarà disposta a rinunciare a lei o, come diceva Agwé, tornerà a prenderla per avvolgerla di nuovo nelle tenebre?

E se tale entità esiste, sotto quali sembianze si cela?

Le risposte a questi interrogativi saranno svelate nel prossimo romanzo.

Restate in ascolto.

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