“L’ARMA SEGRETA DEGLI DEI”– Curiosità storiche vol.3 

LE DUE CASE DI FRANCISCO. SCEGLIERA’ IL VECCHIO MONDO O IL NUOVO?

DAL CAPITOLO 3 GUADALAJARA

Guadalajara si trova nel centro della penisola iberica, nella valle del fiume Henares; il suo nome deriva dalla parola araba Uad-al-Hayar, fiume di pietra.

Il Palacio de los duques del Infantado, di recente costruzione, è la residenza del duca Diego Hurtado de Mendoza, la cui grandezza è visibile sulle centinaia di piccole piramidi scolpite sull’imponente facciata gotica.

Francisco è il figlio immaginario del Duca Diego Hurtado de Mendoza (1461-1531), personaggio storico e terzo duca dell’Infantado. Il termine indica la massima dignità nobiliare spagnola, correlata al titolo di infante di Spagna, conferita dopo l’unificazione dei regni, solo al figlio del sovrano regnante a partire dal secondogenito del re, e ai figli del principe delle Asturie.

I Grandi di Spagna come Diego de Mendoza (cugini) sono considerati quali successori degli antichi Ricoshombres dei regni di Castiglia e di León così come d’Aragona, di Navarra e Catalogna; l’origine di questo titolo e dei nomi di questi regni si deve far risalire ai tempi della Reconquista, come conseguenza dell’intervento delle grandi e potenti famiglie che la attuarono.

Il Palazzo dei Mendoza, oggi sede del museo civico, venne realizzato per ordine del secondo duca dell’Infantado, padre di Diego, da Juan Guas, che ne iniziò la costruzione nel 1480. In seguito, il quinto duca lo fece adattare allo stile rinascimentale nel 1569, realizzando balconi sulla facciata e sostituendo le colonne del piano terra del Cortile dei Leoni. Inoltre, affidò a Romolo Cincinnato la realizzazione degli affreschi di varie sale; alcuni di essi si conservano ancora come unica testimonianza dello splendore delle stanze. Nel 1936 fu quasi distrutto durante un bombardamento e gli elementi più rappresentativi, il Cortile dei Leoni, la facciata e la Galleria del Giardino, furono restaurati tra il 1961 e il 1973.

Lo stile Mudejar (dall’arabo mudajjan ‘addomesticato’), mischiato allo stile rinascimentale e gotico del palazzo, definisce una particolare fase dell’arte ispanica la cui produzione, realizzata in territorio cristiano, conserva tracce della particolare interpretazione che il fenomeno estetico ricevette nel mondo islamico. Ne furono esponenti musulmani sottomessi o artisti cristiani attratti da alcune soluzioni adottate in Andalusia, in particolare nelle grandi realizzazioni califfali di Córdova nel sec. 10°, in quelle almohadi di Siviglia e in quelle nasridi di Granada tra il 13° e il 15° secolo. Gli artigiani, appartenenti a una classe sociale umile, erano capaci di realizzare costruzioni con piante e facciate poco complesse e con tetti lignei, ricollegabili a una tradizione secolare, ed erano abituati a lavorare con materiali economici e di facile reperibilità (pietra, legno, gesso, ceramica); la pietra di buona qualità, che frequentemente proveniva da cave lontane dal cantiere e che veniva tagliata da abili scalpellini, era invece impiegata per le costruzioni romaniche e gotiche.

DAL CAPITOLO 4 QUAUNAHUAC

Il generale azteco Quappiatl marcia lungo i viali alberati di Quaunahuac alla testa di un plotone di guerrieri aquila. Gli uomini di retroguardia sorvegliano gli schiavi Tzapotechi impegnati nel trasporto della portantina in oro massiccio su cui viaggia la principessa Teotlalco, moglie di Montezuma.

La sovrana viene accolta all’ingresso della sua villa di campagna dalla giovane Zyanya. Davanti a lei, le statue del Serpente Piumato e della Dea delle Acque Terrestri sostengono un imponente cancello d’oro su cui è scolpito l’emblema dell’aquila azteca che divora il serpente.

Cuauhnáhuac, città azteca il cui significato è “vicina agli alberi”, fu ribattezzata dagli spagnoli con il nome, molto meno poetico, di Cuernavaca. Attualmente è la capitale dello stato messicano di Morelos. Si trova a una cinquantina di chilometri a sud di Città del Messico.

Nota come la “città dell’eterna primavera” grazie alla sua praticamente perenne temperatura di 27 °C, è sempre stata meta di vacanze per gli abitanti della valle di Città del Messico, a partire dai re aztechi e dagli spagnoli, il che ha aggiunto valore storico alla cittadina. Qui infatti è possibile trovare esempi delle antiche culture azteche nonché palazzi coloniali come il Palacio de Cortés. La città ha un certo numero di scuole di lingua e ospita visitatori da tutto il mondo che vi si recano per studiare la lingua spagnola.

La descrizione della città precolombiana, molto dettagliata nel romanzo “La città perduta degli aztechi”, è stata frutto di fantasia, ricerca e visione di filmati e fotografie sulla sua vegetazione tuttora lussureggiante. Francisco e Jana, divenuti sudditi aztechi, l’hanno scelta come nido d’amore al termine della loro avventura in terra azteca.

Le immagini prese da Internet potrebbero essere soggette a copyright, prego contattare per qualsiasi dubbio.

Al prossimo articolo,

Giovanni Mandruzzato

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